Abbiamo avuto una settimana importantissima e piena di cose da vedere.
- FOMC
- Producer Price Index, PPI USA
- Conferenza BCE
Partiamo dal primo evento, importantissimo.
La FED per prima cosa ha tenuto i tassi fermi al 3.75%, confermando ciò che il mercato stava già pienamente scontando. Nel suo discorso, il presidente Powell, ha dichiarato che la preoccupazione per la FED é capire l’impatto che la guerra in Iran possa avere sull’economia Statunitense, dichiarando che l’inflazionee sia stata appiccicosa prima dello scoppio della guerra e che potrebbe quindi peggiorare col conflitto.
Dal documento rilasciato dal board della FED possiamo analizzare le stime delle variabili macroeconomiche.

Soffermiamoci su crescita (GDP) e inflazione (PCE). Entrambe le variabili sono state riviste al rialzo per l’anno attuale. Il PCE passa da 2.4 a 2.7, il PCE Core dal 2.5 al 2.7 e il GDP da 2.3 a 2.4.
Vediamo anche il DOT Plot:

Powell ha dichiarato che quando i dazi avranno portato a termine il loro effetto sui prezzi, vedremo progressi sull’inflazione dei beni. Ma se l’economia migliora, come la stessa FED proitetta, quella è una ragione per tenere i tassi alti. Di fatto, 4 membri del board sono passati da vedere due tagli, al vederne uno solo. Di fatto, il sentiment sta cambiando.
Al momento il mercato, sconta al 4% un rialzo dei tassi di interesse americani nel meeting di aprile. Non un taglio come si diceva a inzio anno, ma un rialzo. Anche questo conferma che il sentiment di mercato cambia.
La preoccupazione di Powell riguardo le conseguenze del conflitto sono anche giustificate dal dato dei PPI di questa settimana. Il dato è uscito allo 0.7% mentre il mercato si aspettava lo 0.3%, con la parte Core allo 0.5% quando anche qui il mercato aspettava un 0.3%. Perché ciò preoccupa?
Il dato fa riferimento a febbraio, mese in cui la guerra nemmeno era iniziata e lo shock petrolifero non era un problema. Ma ora, i produttori quanto ne risentiranno? Se il PPI era cosi alto prima dello shock petrolifero, quando potrebbe essere un problema adesso che lo shock é presente?
Un rialzo del 10% del prezzo del petrolio alza l’indice dei prezzi energetici dell’1,5%, stima fatta da uno studio della FED. I prezzi dell’energia a rialzo, creeranno un problema ulteriore per i produttori e per il settore dei trasporti, già in difficoltà senza lo shock.
Ma questo scenario è molto preoccupante, perchè si sta creando una configurazione pericolosa. Una inflazione che sale e una crescita che rallenta, STAGFLAZIONE. Ogni volta che abbiamo avuto questo scenario nella storia, abbiamo avuto una recessione o una crisi finanziaria.
Ed in più si aggiunge un altro pezzettino al puzzle. Le banche stanno riducendo i prestiti alle imprese, stringendo il credito. Quando accade ciò significa che l’economia si sta fermando.
Lo scenario voluto dall’amministrazione Trump di un dollaro debole, non regge più, questo scenario lo riporterà a rialzo.
E in tutto questo, l’Europa?
L’Europa risulta più danneggiata degli USA, i quali hanno indipendenza energetica, mentre l’Europa non la ha. Rivediamo il 2022, ci aveva salvato un inverno caldo e navi americane di gas liquefatto. Nel frattempo l’Europa ha spento gran parte delle centrali nucleari e di tutto ciò ne beneficia la Russia. Perché quando spegni una centrale nucleare, devi comprare più gas russo. E la politica delle rinnovabili Europea? Ha praticamente già smesso di funzionare. Nonostante siano importanti, non sono una soluzione plausibile per il breve termine, abbiamo bisogno di un mix, che in Europa ancora ci manca. Il risultato è che i consumatori del vecchio continente, pagano tra il doppio e il triplo di ció che paga un americano o un cinese.
E tutto questo sembra peggiorare, l’attacco di questa settimana al Qatar, ha danneggiato il 17% della capacità di esportazione di gas naturale liquefatto del paese. I futures del gas naturale europei sono saliti del 30% in un giorno solo. Il Qatar è anche un grandissimo produttore mondiale di elio e dopo un attacco ha sospeso la produzione. Anche se ciò sembra banale, l’elio è fondamentale per i semiconduttori e senza di essi non può esserci tecnologia ed AI.
La BCE nel frattempo tiene i tassi al 2%, anche questo atteso, ma la Lagarde nel suo discorso ha detto che si monitorerà da vicino la situazione. Espressione usata solamente nel 2022 prima dei rialzi dei tassi e nel marzo 2023 durante le tensioni bancarie.
I rischi sull ‘inflazione sono a rialzo e potrebbe andare peggio di quanto si prevede. La BCE ha previsto due scenari:
- Crescita più bassa allo 0.3% e inflazione allo 0.9% nel 2026.
- Recessione tecnica nell‘estate del 2026, con inflazione del 2027 del 3% maggiore rispetto agli scenari basi, ovvero al 5%. Ció significa che i tassi dovrebbero essere alzati.
Quindi, in conclusione, la FED non può tagliare i tassì perché l’inflazione non scende dato che il petrolio e il gas salgono per la guerra in medio oriente. Nel frattempo in Europa si è smantellata la sicurezza energetica. L’economia rallenta con i consumatori che non sostengono i prezzi che salgono, la banche nel frattempo stringono il credito e il settore della private equity è in difficoltà, limitando i riscatti dai loro fondi di credito perché le aziende a cui avevano prestato soldi stanno vedendo i ricavi crollati cancellati dall’AI.
Questo é il sistema attuale, non una singola crisi ma una convergenza di crisi, tempesta perfetta per la stagflazione.
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